STUDIO LEGALE COSTA FROLA

Studio Legale Costa Frola Avv. Fabio

Ciriè via San Ciriaco, 13 Tel. 011 9222031
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STUDIO LEGALE CIRIE
Domande frequenti

In questa sezione abbiamo predisposto alcune domande, con le relative risposte, che possono essere utili per fornire alla potenziale clientela un primo orientamento generale.

La presente sezione non può ovviamente essere considerata una consulenza legale gratuita, ma solo ed esclusivamente un mero approccio del tutto generico e non satisfattivo alle materie trattate, che non ha in alcun modo la pretesa di volersi sostituire al parere professionale di un avvocato.

FAQ

 

1- Che cos’è la separazione consensuale? E la separazione giudiziale? Quali sono le differenze tra i due istituti?

La separazione consensuale (art. 158 c.c.) presuppone l’avvenuto raggiungimento di un accordo tra i due coniugi sulle condizioni che dovranno riguardare i rapporti personali e patrimoniali reciproci ed i rapporti di ciascuno dei coniugi con i figli: detto accordo non ha alcun effetto senza l’omologazione del competente Tribunale.

Se l’accordo tra i coniugi, per un qualsivoglia motivo, non può essere raggiunto, la separazione dovrà necessariamente avvenire in modo giudiziale (art. 151 c.c.), ossia le condizioni della separazione verranno stabilite dal competente Tribunale, che potrà essere adito tutte le volte in cui si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole.

L’accordo tra i coniugi può avvenire, con l’assistenza dei rispettivi legali, anche in corso di causa: in tal caso la separazione, iniziata come giudiziale, verrà definita come separazione consensuale.

La riconciliazione tra i coniugi comporta l’abbandono della domanda di separazione personale già proposta (art. 154 c.c.).

In linea generale, la via della separazione consensuale, quando è percorribile, è sempre da preferire in quanto riduce le tempistiche ed i costi del processo, oltre a favorire rapporti più sereni ed improntati ad una reciproca collaborazione tra i coniugi, che potrebbero venir meno in caso di separazione giudiziale.

 

2- E’ possibile separarsi senza ricorrere all’Autorità Giudiziaria?

Certamente, grazie al D.L. 132/2014, convertito con modifiche nella L. 162/2014, è possibile oggi separarsi, come pure divorziare, evitando il giudizio innanzi al Tribunale, e ciò sia tramite la c.d. negoziazione assistita tra avvocati (art. 6 D.L. 132/2014), sia, a determinate condizioni, tramite il raggiungimento di un accordo presso l’Ufficio dello Stato Civile (art. 12 D.L. 132/2014).

La negoziazione assistita si svolge e si conclude con l’assistenza degli avvocati (uno per ciascun coniuge) i quali, una volta sottoscritto l’accordo tra marito e moglie, lo trasmettono alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale competente per un controllo di regolarità, al termine del quale, in caso di esito positivo del controllo, la stessa rilascia apposito nullaosta.

Dopodiché, l’accordo viene trascritto nei registri dello Stato Civile ed annotato sia nell’atto di nascita di ciascun coniuge sia nell’atto di matrimonio.

Gli effetti della separazione o del divorzio si intendono perfezionati fin dal momento della sottoscrizione dell’accordo.

In alternativa (art. 12 D.L. 132/2014), i coniugi possono raggiungere un accordo per separarsi o per divorziare rivolgendosi al Sindaco del Comune di residenza di uno dei due o del Comune in cui è stato celebrato il matrimonio, ma tale via è preclusa alle coppie con figli minorenni, maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti, portatori di handicap grave o incapaci.

In questo caso, non è necessaria l’assistenza di un legale ma è solamente facoltativa.

 

3- Che cos’è l’amministrazione di sostegno?

L’amministrazione di sostegno, introdotta con la L. 6/2004, è una misura di protezione che ha lo scopo di tutelare la persona che, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri fabbisogni ed interessi.

Occorre depositare un ricorso presso il Tribunale del luogo ove vive abitualmente il beneficiario.

Nel ricorso occorre indicare le generalità del beneficiario, la sua dimora abituale, le ragioni per cui si richiede la nomina dell’amministratore di sostegno, il nominativo e il domicilio del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli, sorelle e dei conviventi della persona beneficiata.

Il Giudice Tutelare deve sentire personalmente la persona interessata anche recandosi, ove occorra, nel luogo in cui questa si trova e deve tenere conto dei bisogni e delle richieste della medesima.

L’amministratore di sostegno è una persona, nominata dal Giudice Tutelare competente, che affianca o si sostituisce all’amministrato nel compimento degli atti della vita quotidiana che il beneficiario non è in grado di compiere da solo.

Per la nomina dell’amministratore di sostegno si preferiscono persone legate da parentela con il beneficiario, ma in caso di bisogno può anche essere designata una persona estranea ritenuta idonea dal Giudice Tutelare a ricoprire l’incarico ed a garantire il rispetto delle necessità, degli interessi e delle aspirazioni del soggetto bisognoso.

L’amministratore di sostegno, che presta davanti al Giudice Tutelare giuramento di fedeltà e diligenza, è tenuto a depositare periodicamente presso la competente Cancelleria un rendiconto della propria gestione economica.

4- Come posso ottenere lo sfratto del mio inquilino?

Il procedimento per ottenere la convalida di sfratto può essere domandato, su istanza del locatore che dovrà necessariamente rivolgersi ad un legale, o per finita locazione, quando il contratto di locazione è scaduto o sta per scadere, o per morosità, nel caso di mancato pagamento del canone di locazione decorsi venti giorni dalla scadenza prevista dal contratto, e/o degli oneri accessorii quando l’importo non pagato superi le due mensilità del canone (art. 5 L. 392/1978).

Con un atto formale redatto dall’avvocato, si intima al conduttore di comparire ad un’apposita udienza innanzi al Tribunale territorialmente competente per sentirsi convalidare l’intimato sfratto.

In caso di morosità per un contratto di locazione di un immobile adibito ad uso abitativo, è possibile tuttavia per il conduttore sanare la propria posizione debitoria versando, entro il c.d. termine di grazia che verrà concesso dal Giudice all’udienza di convalida, al locatore quanto dovuto oltre alle spese processuali liquidate dal Giudice (art. 55 L. 392/1978).

 

5- Che cos’è la mediazione?

Con il termine di mediazione si intende l’attività svolta da un organismo terzo imparziale e diretta ad assistere due o più parti nella ricerca di un accordo amichevole della controversia pendente tra loro.

E’ attualmente necessario rivolgersi ad un organismo di mediazione che sia ubicato nel circondario dell’ufficio giudiziario competente per la controversia.

Per determinate materie individuate dal legislatore, è condizione di procedibilità esperire il procedimento di mediazione prima di poter adire la competente Autorità Giudiziaria.

 

6- Che cos’è una denuncia? Quali sono le differenze rispetto alla querela?

La denuncia, così come l’esposto, costituiscono degli strumenti attraverso cui la Polizia Giudiziaria o il Pubblico Ministero possono venire a conoscenza da terzi di fatti costituenti possibili reati procedibili d’ufficio, ossia senza la necessità di deposito di una formale querela.

La querela (art. 120 c.p.) è lo strumento attraverso il quale una persona, che si ritiene offesa dal comportamento di uno o più altri individui, esercitando un proprio diritto chiede all’Autorità Giudiziaria penale di voler perseguire e punire detti individui, che si sono resi responsabili di reati non procedibili d’ufficio.

La querela può essere presentata oralmente, ed in questo caso l’autorità che la riceve ne redige apposito verbale.

Per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti il diritto di querela è esercitato, in loro vece, dal genitore o dal tutore.

Salvo che la legge disponga diversamente, il diritto di querela deve essere esercitato entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato (art. 124 c.p.).

Anche se può essere presentata personalmente dalla vittima, è sempre preferibile rivolgersi ad un avvocato penalista che potrà consigliare al meglio il proprio assistito nella redazione e nel successivo deposito della querela.

Nel caso di rinvio a giudizio dei responsabili, la persona offesa potrà successivamente costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento dei danni patiti.

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